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Mantenimento genitori anziani: a chi spetta?

«Mamma e papà non ce la fanno più: dobbiamo aiutarli economicamente». Chissà quante volte lo hai detto a tuo fratello, ma lui non ne vuol sapere. Sostiene di aver già difficoltà a far quadrare i conti della sua famiglia, per cui non può spendere altri soldi. Sino ad oggi sei stata tu a prenderti cura dei tuoi genitori: hai pagato una domestica che si è presa cura della loro casa e che, di tanto in tanto, ha fatto anche da badante; hai comprato le medicine a tua madre e delle visite mediche per tuo padre. Tutte le volte che hai fatto la spesa hai sempre messo nel carrello qualche prodotto in più per darlo ai tuoi anziani genitori. Certo, lo hai fatto per generosità, riconoscenza e tenerezza. Ma ora è il momento che anche tuo fratello metta mano al portafogli. Costi quel che costi. Per non fare un buco nell’acqua, prima di andare dall’avvocato vuoi informarti bene e sapere con esattezza quali sono i tuoi diritti di sorella e i doveri di figlia. In altri termini, il quesito legale che ti stai ponendo è: a chi spetta il mantenimento dei genitori? Se uno dei figli ha uno stipendio più basso degli altri fratelli è ugualmente tenuto a pagare gli alimenti alla madre e/o al padre? Cosa prevede la legge a riguardo?

Che differenza c’è tra mantenimento e alimenti

Prima di affrontare questo delicato e purtroppo spinoso tema, che coinvolge non solo aspetti di carattere familiare, ma anche sociale (e quindi politico) come la tutela degli anziani, dobbiamo fare una precisazione: quando parliamo degli aiuti che i figli devono prestare ai genitori non parliamo tecnicamente di mantenimento ma di alimenti. La differenza – seppur a livello lessicale potrebbe sembrare inesistente – è invece enorme.

La legge infatti stabilisce che il mantenimento è quello che i genitori devono versare ai figli fino a quando questi non diventano indipendenti economicamente, il che non vuol dire necessariamente con la maggiore età, ben potendosi conquistare l’autonomia in un momento successivo. Il mantenimento è rivolto a garantire ai figli non solo il cosiddetto “vitto e alloggio”, le spese mediche e il vestiario, ma tutto ciò che può servire per farli crescere anche da un punto di vista intellettivo, formarsi e avere relazioni sociali. In termini pratici, i genitori – pur sempre in rapporto alle rispettive capacità economiche – non potranno limitarsi a dare ai figli lo stretto indispensabile per sopravvivere, ma dovranno accontentarli in quei bisogni necessari a inserirsi nell’attuale contesto sociale, offrendo loro un’istruzione (quindi anche l’iscrizione all’università), la locomozione (i soldi per i trasporti o, laddove possibile, un mezzo privato), la comunicazione (un computer o uno smartphone, considerati ormai oggetti indispensabili).

Quando invece parliamo di sostegno dei figli verso i genitori non parliamo più di mantenimento, ma di alimenti. A cambiare sono sia i presupposti che l’aspetto quantitativo. Difatti, se il mantenimento è dovuto fino all’indipendenza economica, gli alimenti invece sono obbligatori solo quando il beneficiario versa in condizioni di effettivo e grave bisogno, non potendosi procurare da solo i mezzi di che vivere. L’esempio tipico è quello del malato che non si può muovere e non può lavorare o dell’anziano senza pensione (o con una pensione minima) né altre fonti di reddito. Questo significa che un genitore che ha una pensione modesta, di poche centinaia di euro (ad esempio 600-700 euro) non ha diritto agli alimenti perché, per quanto il reddito sia scarso, questo non gli impedisce di “morire di fame”. Se un figlio decide, ciò nonostante, di aiutare il padre o la madre lo fa come atto di generosità e non come un dovere giuridico: con la conseguenza che non potrà neanche – come vedremo a breve – pretendere che gli altri fratelli ottemperino al medesimo obbligo.

Dall’altro lato gli alimenti si distinguono dal mantenimento per la misura: l’importo è limitato allo stretto indispensabile per salvare l’indigente dalla fame e dai problemi di salute. Si tratta insieme di soddisfare le esigenze primarie di vita. Quindi si parla di un importo minimo, necessario a fare la spesa, eventualmente pagare l’affitto e acquistare le medicine. La giurisprudenza ha ritenuto che nel concetto di alimenti non rientri solo il denaro, ma anche prestazioni parallele e sussidiare, come il prendersi materialmente cura del malato o dell’invalido, aiutarlo a vestirlo e ad andare a letto, cucinargli, eventualmente lavarlo e pulirlo o trovare qualcuno che vi provveda come una badante. La stessa presenza e la vicinanza affettiva rientra nel concetto di alimenti.

Quando i figli devono mantenere i genitori?

La legge, così come impone ai genitori di mantenere i figli, impone anche ai figli di garantire gli alimenti ai genitori. Ma ciò, come detto, solo se questi versano in stato di bisogno e non sono in grado di provvedere a sé stessi. L’alimentando (cioè colui che è titolare del diritto), infatti, deve necessariamente trovarsi in uno stato tale da non poter provvedere a sé stesso: in altre parole, egli deve essere privo dei basilari mezzi di sostentamento. Si ritiene che questa condizione ricorra ogni volta che una persona non sia in grado di provvedere al vitto, all’alloggio e alle cure mediche. Solo al verificarsi di questi requisiti si avrà diritto agli alimenti.

Quali figli devono mantenere i genitori?

Il codice civile dice che a dover provvedere alla persona in stato di indigenza è, innanzitutto, il suo coniuge. Quindi se il padre di una persona è in condizioni di difficoltà, a dover provvedere alla sua cura deve essere prima di tutto la moglie. Viceversa, alla moglie deve provvedere il marito. Solo se il coniuge non c’è più (quindi in caso di vedovo/a) o questi non ha la possibilità di provvedere alle cure devono subentrare i figli. Quali figli? Tutti. Ma ciascuno in proporzione alle proprie possibilità economiche. Quindi la misura degli alimenti non è uguale per tutti i fratelli ma varia in relazione alle rispettive capacità.

Come fare se un fratello non vuole assistere i genitori?

Il figlio che si prende cura dei genitori in stato di bisogno e versa loro gli alimenti può agire davanti al tribunale nei confronti dei propri fratelli affinché anche questi siano condannati all’obbligo di pagamento degli alimenti in proporzione alle rispettive capacità.

Se però il figlio aiuta i genitori benché questi non siano in effettivo stato di bisogno tale da impedire loro di provvedere alle necessità primarie di vita, non può pretendere nulla dagli altri fratelli in quanto il suo è un adempimento spontaneo, non richiesto dalla legge.

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